Ben ritrovati a tutti e buon inizio di settimana, da ormai alcuni giorni la Calabria si è messa alle spalle la fase di severo maltempo prodotta dal ciclone extratropicale Harry. Purtroppo non si può dire lo stesso per i suoi effetti e dunque per le ferite lasciate sui settori più colpiti della nostra regione. A tal proposito vogliamo esprimere la massima vicinanza alle comunità che, ora dopo ora, giorno dopo giorno, stanno facendo di tutto per tornare alla normalità, non senza sacrificio e con molta fatica.
Addentriamoci adesso in quanto accaduto tra il 18 e il 22 gennaio, con un focus sugli effetti e sui dati più che sulle cause, già indicate nel precedente outlook.
Pluviometricamente parlando, l’evento si colloca tra i più importanti degli ultimi 20 anni. Tenendo conto delle cumulate totali di pioggia, del rapporto mm totali/durata evento e dell’estensione delle precipitazioni abbondanti, e campionando le stazioni Arpacal con le maggiori cumulate, l’episodio di settimana scorsa si posiziona dietro a quelli del settembre 2009 e di fine ottobre – inizio novembre 2015, e grosso modo intorno a quelli di febbraio 2012, gennaio 2017, fine ottobre 2018, ottobre 2021 e ottobre 2024. Al pari dell’evento di pochi giorni fa tutti quelli citati poc’anzi, salvo per qualche locale eccezione, hanno visto il settore ionico come area maggiormente interessata dalle precipitazioni.
La dinamica di base ha visto due minimi al suolo tra deserto algerino e Canale di Sicilia ruotare, piegando verso NW, sotto un’area di bassa pressione in quota. Le correnti, inizialmente di scirocco e, a seguire, di levante e grecale, sono state costrette al sollevamento orografico una volta di fronte ai rilievi della nostra regione. Il carico di umidità al loro seguito condensa in estese bande nuvolose che verranno poi addossate ai rilievi (effetto Stau) dalla ventilazione presente nei medi e bassi strati atmosferici.
Tale dinamica si è protratta per 96 ore, suddivisibile in 3 principali impulsi instabili: il primo durante la seconda parte del 18 gennaio (sull’alto cosentino ionico nella prima parte di giornata), il secondo a cavallo tra il 19 e le prime ore del 20 e l’ultimo tra il pomeriggio del 20 e il 21.
Le maggiori criticità di tipo idrogeologico si sono avute nelle prime ore, in particolar modo sui territori collinari e montuosi delle Serre orientali: qui diversi movimenti franosi e l’ingrossamento dei corsi d’acqua ha portato all’interruzione di alcuni collegamenti viari nei territori di Riace, Bivongi, Guardavalle, Borgia e Squillace.
A fine evento è emerso il quadro rappresentato sia nella mappa da noi interpolata che nella tabella dei maggiori quantitativi di pioggia: punte di quasi 600 mm totali sulle Serre (584 presso la diga sull’Alaco, nel territorio di S. Sostene), di oltre 400 mm a ridosso dell’Aspromonte (409 presso S. Cristina) e oltre 300 mm registrati tra Sila Piccola orientale e Sila crotonese: su questi ultimi due settori c’è però da tenere conto dei grandi quantitativi di neve caduti oltre i 1300 metri e che solo giorno dopo giorno, sciogliendosi, stanno venendo registrati dai pluviometri.
In generale, vaste porzioni del versante ionico hanno ricevuto oltre 150 mm, accumulando così in appena 96 ore quantitativi che rappresentano tra il 20 e il 30% della media annua, localmente fin verso il 40% come nel caso di Roccaforte del Greco.
D’altro canto i settori tirrenici e la Valle del Crati, sottovento, sono stati interessati dall’ombra pluviometrica proiettata dalla dorsale, con cumulate totali localmente inferiori ai 10 mm. Queste differenze marcatissime sono l’emblema dell’estrema complessità del nostro territorio e di come reagisce, a tratti anche in maniera diametralmente opposta, alle varie dinamiche meteo.
Di seguito riportiamo la mappa interpolata redatta dalla nostra Associazione ritraente gli accumuli pluviometrici registrati.


Passiamo adesso ai due elementi che hanno recato i maggiori danni: il vento e le mareggiate.
Poche altre volte si è osservato un campo di ventilazione così esteso e duraturo con raffiche forti e molto forti, localmente da fortunale e da uragano, causato da un gradiente barico molto ampio in uno spazio piuttosto ristretto (40 hpa in appena 2000 km, 20 hpa in 700 km il 20 gennaio). Le raffiche si sono portate oltre i 100 km/h in più punti della costa ionica, raggiungendo i 112 km/h a Capo Spartivento: il valore è notevolissimo considerando che è stato raggiunto senza amplificazione orografica come è solito per i venti di caduta. Le raffiche più intense però si sono raggiunte sottovento ai crinali montuosi, riuscendo a varcare in più aree del cosentino tirrenico, della Valle del Savuto e delle pedemontane dell’Aspromonte la soglia dei 118 km/h, che rappresenta il grado 12 della scala Beaufort, dunque valori da uragano. La raffica raggiunta in località Arasì di Reggio Calabria di 131 km/h rappresenta il record assoluto per la stazione dal 2014.
Per lo stesso aspetto evidenziato poco fa sul campo della ventilazione (persistente, per 36 ore circa, e con diffuse raffiche molto forti) ma soprattutto per un altro elemento fondamentale quale il fetch, ha avuto luogo lungo la costa ionica una delle mareggiate più intense mai registrate.
Il fetch, ovvero lo spazio di mare aperto che percorre il vento senza incontrare ostacoli, ha raggiunto i 700 km considerando le correnti di Grecale, percorrendo l’intera lunghezza dello Ionio, ma ha superato i 900 km considerando le correnti di Scirocco, già forti a partire dal Mediterraneo sud-orientale, nel braccio di mare tra Creta e la Cirenaica. Maggiore è il fetch, maggiore è l’energia che il vento riesce ad imprimere sugli strati superficiali del mare.
Il risultato è stato di onde frequentemente sopra i 6 metri di altezza, con la boa ondametrica di Crotone (poco al largo di Capo Colonna) che ha raggiunto un’altezza massima di 8,58 m: da qui si può ipotizzare che le onde più alte abbiano raggiunto se non superato localmente i 10 metri di altezza più a sud, tra Catanzarese e Reggino, nei punti laddove il fondale ha favorito la formazione di autentici muri d’acqua.
I danni sui litorali delle due province menzionate sono stati immensi, con allagamenti ingenti di alcuni centri marinari come Catanzaro Lido, attività, strade litoranee e lungomari danneggiati parzialmente o, come localmente avvenuto, erosi dalla furia delle onde, e la tratta ferroviaria ionica interrotta nei punti più prossimi al mare per i detriti trascinati sul tracciato.
Vi lasciamo al seguito tutto il materiale grafico che riassume la top delle raffiche più intense e picco di piena delle principali aste fluviali calabresi.


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